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Il lavoro è incentrato principalmente sulla realizzazione di una serie grafica e pittorica di oscuro e angosciante fascino, che Giorgio stesso definisce "realismo fantastico", per unire suggestioni surrealiste a questioni sul complesso rapporto tra l'uomo e le macchine, tematica presente in gran parte degli stilemi espressionisti.
In scenari che si basano sulla ricostruzione di un universo antico ma tecnologicamente e angosciosamente futuro, si muovono automi, esseri deformati semiumani, cloni. L'uomo è sempre più schiavizzato dal lavoro e diventa assimilabile alla macchina; la macchina, invece, diviene inevitabilmente il sostituto dell'uomo, ed è la vera protagonista di questa analisi grafica. L'uomo ricorre alla macchina per estendere il suo potere sulle cose, ma si dimentica di avere egli un corpo che, se abbandonato, può inavvertitamente arrivare a tradirlo. Il rapporto simbiotico uomo-tecnologia si spinge fino al punto in cui l'uomo, ormai protesi della macchina, perderà il proprio corpo. Le macchine entrano in simbiosi con l'organico: la tecnologia si sostituisce alla realtà e gli oggetti meccanici divengono estensione del corpo, protesi industriali, fino alla creazione di una nuova dimensione, di una nuova carne.
La critica visione dell'uomo è espressione insieme di crisi della coscienza e della società in cui vive, ricondotto a immagine del meccanicismo cui viene ridotto dalle forze del militarismo, della burocrazia, dello stato. Questa risulta la generale atmosfera che pervade in ogni sua forma il particolare universo ricreato nelle opere, che viene arricchito sulla base di una personale visione dell'odierna fantascienza: tubi, cavi elettrici, modificazioni di corpi umani, cloni e organismi cibernetici, alieni in mondi virtuali rappresentano le sue più frequenti argomentazioni e materie d'indagine.
Le illustrazioni variano dal piccolo (A4) al grande formato, sono quasi sempre in bianco e nero e realizzate principalmente e magicamente con normali penne biro: i suoi principali elementi d'ispirazione sono i visionari lavori dell'artista svizzero Hans Ruedi Giger, padre dell'arte biomeccanica e creatore di "Alien"; il cinema fantahorror, da "Tetsuo" di Shinya Tsukamoto a "Videodrome" di David Cronenberg, da "Eraserhead" di David Lynch a "Brazil" di Terry Gilliam… Giorgio Finamore collabora con il Gran Teatro La Fenice di Venezia. Affascinato dal cinema e dal teatro, alla fine degli anni Novanta si iscrive all'Accademia di Belle Arti, diplomandosi in Scenografia.
www.giorgiofinamore.com
Maria Ida Clementel |