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Quinto disco per il canadese Jordan Mitchell, al secolo J. Mann.
Tredici brani per voce e chitarra acustica, alle quali di volta
in volta si affiancano un'elettrica, qualche percussione, una tastierina casio, qualche vago rumore, contributi di qualcheamico di passaggio.
Il tutto confezionato in maniera essenziale, e a dire il vero, anche molto ben riuscita.
Le coordinate dicono che di troviamo più dalle parti di Badly Drawn Boy che di Neil Young, un pò per una vaga somiglianza nella voce, un pò per l'atmsfera che si respira nei brani, sul filo
di una vaga malinconia, ma senza scendere nell'oscurità del conterraneo.
Brevi composizioni con un feeling intenso espresse in modi tranquilli, rilassati, a volte quasi sottovoce.
Si fa un pò di fatica a credere che J. Mann viva da anni in Spagna: del 'calore latino' da cartolina in questo disco ce n'è veramente poco, piuttosto si avverte qualche brivido da foresta d'acero (e
coi luoghi comuni abbiamo finito).
Insomma, un disco che si affaccia in maniera timida dalle casse dello stereo, e piano piano riempie la stanza col calore della sua semplicità.
MARCELLO BERLICH
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