|
Le canzoni degli svedesi Shout Out Louds fremono. Anche da quelle meno tirate trapela sempre una primavera irrequieta, un’energia pronta a esplodere. L’avevamo scoperto con il primo “Very Loud ep” e poi con l’irresistibile album di debutto “Howl howl gaff gaff”, dello scorso anno. Qualcuno allora li definì quasi una versione indiepop degli Strokes, pensando che ciò fosse deprecabile. Dopo averli visti in azione dal vivo, possiamo dire che in comune con Casablancas e soci hanno di sicuro la capacità di trascinare il pubblico in una bolgia sfrenata, e la maniera trasandata di gettare la voce rotta di Adam Olenius (che qui raggiunge vette di malinconia degne di Robert Smith). I tre inediti in questo nuovo ep, rispetto ai lavori precedenti, sono più “open”, come li definisce il bassista Ted Malmros. E questi ritmi più distesi permettono agli SOL di lavorare su crescendo sempre più coinvolgenti ed euforici, degni di Grandaddy e Elf Power, concedendo più spazio agli arrangiamenti della fascinosa tastierista Bebban e lasciando ben sperare per il futuro del quintetto di Stoccolma.
ENZO BARUFFALDI
|