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Superare in magniloquenza e in pomposità il primo volume di questo doppio lavoro era impresa assai dura, e Wainwright ci riesce pienamente. Se il primo volume si apriva sulle note del Bolero di Ravel, questo secondo appuntamento viene aperto addirittura dalla preghiera dell’Agnus Dei, sommersa da tutti gli archi possibili. La bravura di Rufus sta tutta lì, essere sempre a un passo dal baratro del kitsch e nonostante questo salvarsi mettendoci tanto buon gusto: se per esempio passiamo alla quarta traccia Little Sister, e ascoltiamo quello che sulla carta sembra un mostruoso incontro/scontro fa il Rondò Veneziano e i Beatles di Eleonor Rigby, è per l’appunto solo sulla carta che il risultato non torna, all’ascolto abbiamo di fronte una delle canzoni pop più belle che si siano ascoltate negli ultimi tempi. Ma Wainwright sa essere anche “minimale”, e togliendo tutti gli archi per cantare su una semplice linea di pianoforte (The art teacher) aggiorna con sublime classe il folk che fece grande suo padre circa un trentennio fa. E il buon Rufus riesce anche a poppeggiare in Waiting for a dream, come nella migliore tradizione dei gruppi inglesi, primeggiando alla pari con i Radiohead più acustici. Insomma l’album perfetto che i Divine Comedy non riescono a scrivere da molto tempo, ed uno degli album pop più belli ascoltati nel 2004.
MEHMET RAFFAELE FRUGIS
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