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Ulf Söderberg torna con la sua creatura Sephiroth dopo l'oscuro esordio del 1999 “Cathedron” e dopo un paio di dischi pubblicati a suo nome. Dietro Sephiroth si celano misteri antichi come il tempo: nella tradiziona cabalistica le Sephiroth sono le ‘luci’ o ‘pure forme’ del molteplice.
La musica di Söderberg si immerge in brodi elettronici primordiali dove le coordinate spazio-temporali possono più facilmente svanire. La formula rimane invariata: Sephiroth predilige l'uso di synth, percussioni e di campionatori per costruire le atmosfere esoteriche rivolte a descrivere i suoi mondi. Generalmnete Söderberg costruisce atmosfere tetre e rallentate, ma in un paio di brani di “Draconian Poetry” (“Uthul Khulture”, “A Map Of Eden Before The Storms”) mostra anche il lato tribale dela sua musica facendo risuonare le percussioni con un impatto travolgente. Ascoltando “Draconian Poetry” si ha l'impressione di entrare in una foresta primordiale, abitata da strani animali di cui è difficile riconoscere le forme. Anche quando il buio lascia per pochi momenti il campo ad una luce accecante.
ROBERTO MANDOLINI
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