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Chris si e’ innamorato. E naturalmente ha registrato il disco piu’ caldo e accessibile della sua giovane ma intensa carriera. Chi lo apprezza per le sue scorribande in seno ai Flossin rimarra’ deluso ma per tutti gli altri sara’ una rivelazione. L’elettronica di Willits – in passato di casa presso etichette di culto come la 12k e la Plop – e’ rimasta con i piedi ben piantati nei campi di glitch dove e’ cresciuta ma la testa ha preso a girare dietro a farfalle dai colori molto vivaci. Dopo un intro che dura solo una manciata di secondi ci pensa la voce di Latrice Barnett, trattata ed effettata come il manuale dello shoegaze insegna, a marchiare il disco di quella sensazione di leggerezza che poi anche le chitarre di Willits sapranno riprendere nei brani strumentali. Christopher si avventura in un paio di casi (“Medium Blue”, “Finding Ground”) su sentieri piu’ avventurosi, con l’elettrica a inseguire le scale impossibili di Robert Fripp, ma e’ solo un attimo prima che le lente melodie ricoprano di nuovo di zucchero a velo ogni angolo di musica. Dopo averlo ascoltato insieme a Kid606, Matmos, Taylor Deupree e Ryuichi Sakamoto risulta difficile credere che questo ragazzo di San Francisco sia capace di tanto romanticismo. “Love Wind” e’ la meravigliosa estasi che tutti si aspetterebbero di ascoltare da nuove session dei My Bloody Valentine.
ROBERTO MANDOLINI
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