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Cinque anni separano l’esordio di Mattias Henrikssons “The Entrance To Salvation” (uscito sempre su Cold Meat Industry) dalla sua seconda opera pubblicata nel mezzo dell’estate appena trascorsa. Un lasso di tempo in cui la dark ambient di Letum si è arricchita di una quantità rilevante di elementi industriali. Parte così “Broken”, con una sinfonia di polvere con grumi grossi come detriti. Poi il rumore cresce già nel secondo movimento dell’album, con l’abisso infernale di “Attempt (failure)”. Non c’è salvezza dal dolore e dall’oscurità che avvolge ogni cosa, anche se i rintocchi delle campane che compaiono sotto le valanghe di rumore opprimente lasciano intravedere spiragli di luce. Su brani come l’omonima “Broken” e “Betrayed” Henrikssons mostra tutta la sua incredibile abilità nel creare passaggi sinfonici utilizzando solo variazioni di nero. Le poche note di organo avvolte attorno ai vocalizzi di una soprano in “Staring At Nothing” bastano a descrivere il vuoto che Mattias riesce a lasciare dietro di se.
ROBERTO MANDOLINI
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