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Capita spesso che l'underground americano riesca a produrre dischi capaci di stupire per freschezza e soluzioni musicali. Gli Halcyon High sono la creatura di Roger Anderson che li ha formati nel 2004 insieme ad alcuni amici. “To Be Infinite” è il loro mini album d'esordio, trentasei minuti di bliss out music incredibile, plasmata seguendo le rotte tracciate anni prima dai mai dimenticati 7% Solution (“All About Satellites and Spaceships” è un ascolto da non mancare). Musica psichedelica lenta e avvolgente, retta su tappeti di elettricità soffici come la panna appena montata. Parte il disco e “Close Your Eyes, See The Light” calibra i neuroni su traiettorie stratosferiche, mentre i fendenti di chitarre elettriche mostrano le proprie qualità lisergiche. Sembra di ascoltare Jason Pierce in sella ai suoi Spiritualized al tempo di “Pure Phase”. L'atmosfera rallenta ulteriormente nella successiva “Last Breath”, quattro minuti di arpeggi a gravità zero prima di un finale che toglie il respiro. “Iris” dura quasi il doppio: un viaggio in cui l'elettricità è libera di stimolare i neuroni più lontani della mente, quelli predisposti a far sognare ad occhi aperti. Il finale di “The Aftermath and Damage Done” sembra essere stato registrato nello studo-piscina dei Sigur Ros tanto è intriso della stessa malinconia cara agli islandesi. “Tommy Gun Angel” è presa dal repertorio dei Bardo Pond ma suona come una cover degli Slowdive riletta dalle chitarre dei Mogwai: un'esplosione di romanticismo senza fine. Stesso effetto nella canzone che chiude il disco, la meravigliosa “Soul Slides Away”. Gli ingredienti nella musica degli Halcyon High sono noti: vortici di elettricità che girano su se stessi in loop infiniti, drones che ipnotizzano e pochi suoni acustici ad accompagnare ogni tanto una voce quasi sussurrata. Ma il talento utilizzato per miscelarne le quantità è indescrivibile.
ROBERTO MANDOLINI
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