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Abbiamo già avuto Architecture in Helsinki, Of Montreal, I Am From Barcelona..., solo alcuni gruppi che già nel nome rivelano la loro voglia trasportare altrove la loro geografia; così troviamo svedesi in Spagna, australiani in Finlandia, americani in Canada. Da ultimo in ordine cronologico, A Sunny Day In Glasgow, direttamente da Philadelphia, che per depistarci si spostano in Scozia, nella città dei Mogwai ed Arab Strap.
Se proprio lo si vuole cercare, il tratto comune in tutte questi i progetti citati sta proprio nel loro confondere le tracce, decontestualizzare l'obiettivo della loro arte.
A Sunny Day In Galsgow è il progetto voluto da Ben Daniels con le sue sorelle Robin e Lauren; i tre cercano di tirar fuori uno shoe-gaze style di My Bloody Valentine in maniera minima. In quest'occasione ci troviamo esattamente a metà strada tra i tentativi in passato già tentati (e talvolta riusciti) da nomi come M83 o Radio Dept.
Mentre Ben intesse le strutture sonore, giravolte e labirinti chitarrosi, strato sopra strato, le sorelle avvolgono il tutto con le voci dal profondo che si confondono e sovrappongono. Inevitabile allo scopo è l'utilizzo del mezzo elettronico, da innestare al resto, lavoro eseguito forse con troppa semplicità.
Glasgow non è certamente nota per i suoi giorni di sole, che quando accadono devono apparire come una sorta di miracolo pagano. E immagino che sia stata quella l'impressione e la fonte di ispirazione per Ben quando visitò la città scozzese: la speranza di vedere il sole emergere tra il grigio delle nuvole e la felicità quando ciò accade. Il disco in effetti non è cupo come sarebbe lecito aspettarsi, anzi la musica che contiene sembra proprio un eco morbido alla sorpresa di ritrovare il sole dopo giorni di pioggia.
ANDREA FIRRINCIELI
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