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Chiamarlo indie rock non si può. Non quando i riferimenti sono palesemente attinenti al rock classico nelle sue forme più epiche e codificate che si ricordino. Non tragga in inganno il (basso) livello della voce nel mixer perché il nuovo, secondo, lavoro dei bolognesi Eveline ha i connotati giusti per piacere anche a chi mastica il rock da più di trent’anni. Si ascolti la cura negli arrangiamenti delle canzoni; la melodia di “The Cowboy Winter Prayer”, un piccolo gioiello di pop romantico; oppure la linea di pianoforte su “The Head And The River”, che ricorda la nobile malinconia del Canterbury rock. Non c’è una sola canzone su “Waking Up Before Dawn” che non si faccia ricordare già dal primo ascolto: di questi tempi, un piccolo miracolo.
ROBERTO MANDOLINI
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