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Una gestazione lunga e qualche incidente di percorso hanno ritardato l'uscita del terzo disco dei Duffy Punk. 9 tracce senza respiro, grida lo 'strillo' che accompagna il press-kit: una definizione azzeccata: abbandonate completamente le influenze ska degli inizi, il quintetto di Alessandria si abbandona senza remore all'abbraccio di punk hardcore essenziale e viscerale, incentrato sul muro sonoro costruito dalla doppia chitarra e dalla vérve interpretativa spesso affidata al cantato (anzi, urlato) a due voci, col consueto contorno di basso e batteria che edificano a martellate pareti ritmiche regolari.
Testi improntati per lo più a una critica sociale filtrata attraverso la rivendicazione della propria identità (e diversità), con qualche episodio dedicato alla musica come strumento di espressione della propria rabbia.
Poco più di mezz'ora per un disco in equilibrio tra l'immediatezza imprescindibile per ogni disco punk che si rispetti, affidata a una cantano spesso sgolato e a suoni che puntano a sviluppare il maggior impatto sonoro possibile, e una certa tendenza a non sottovalutare l'aspetto melodico della
questione.
Ne risulta un lavoro gradevole, nel quale si segnalano un paio di potenziali 'traini' (Cento, La Scelta), ma che forse alla fine dà l'idea di essere un pò anonimo, forse scontato.
Certo quello di offrire un capolavoro di originalità non era probabilmente nemmeno lo scopo principale della band piemontese, ma qualche volta è necessario spunto in più oltre a 'pompa' e attitudine.
MARCELLO BERLICH
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