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Ritroviamo i bergamaschi Gea quattro anni dopo l'uscita del loro ultimo, "Baillame
Generale", col quarto capitolo della loro discografia. "From Gea with love" oltre ad apparire come
una dichiarazione di amorosi sensi da parte della band ai propri fedelissimi è, come affermano loro stessi, un concept album incentrato sull'amore in tutte le sue sfaccettature.
E in effetti, scorrendo la traklist, ci si accorge che il trio lombardo tocca un pò tutti i punti della questione, a partire dalla title track, passando per la poetica leggerezza evocata da Joie de vivre, fino ai più prosaici e 'terreni' scenari ispirati, quasi in chiusura, dalla esplicita Blowjobbing.
A ben vedere, però, la grana sonora dei nove brani che compongono il disco è molto più vicina a una carnalità viscerale che non a eterei idealismi: "From Gea with love" si muove caracollando come un amante euforico, per la possessione di Eros, piuttosto che per i postumi di una sbronza-da-delusione, che si muove col passo malfermo di un basso trotterellante, sostenendosi a chitarre dalla grana tagliente, appoggiandosi qua e la ai mattoni eretti sul cammino dall'improvviso accendersi della batteria, o agli scampoli di pareti edificate da tastiere ed effetti vari.
Lungo il cammino, il nostro protagonista declama un pò in italiano un pò in inglese liriche in modo sguaiato, e cantilenante.
Tra l'indie rock zoppicante e un pò sghembo dei Pavement e il ruvido post-hardcore dei Fugazi; tra un rockeggiare ostile e sprazzi tinti da un pop quasi conciliante; tra omaggi illustri (o auspici? Beyoncé is dead) e anthem che evocano un sano cazzeggio tardoadolescenziale (Rock 'n'roll
Academy), i Gea confezionano un ritorno efficacissimo con parentesi di autentico divertimento, piazzando già in questo mese di Febbraio una delle potenziali 'perle' del 2009.
MARCELLO BERLICH
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